domenica 21 dicembre 2014

In che anno è nato Gesù?

di Giuseppe Verdi




Nella storia di Gesù, l’impronta del paganesimo è talmente evidente da emergere già nella data che i cristiani considerano il suo giorno di nascita. In primo luogo, il fatto che Gesù sia nato il 25 dicembre è privo di qualsiasi fondamento storico (tant’è vero che i vangeli non ne fanno cenno). Inoltre, fu solo a partire dalla metà del IV secolo che la chiesa indicò quel giorno come “compleanno” di Gesù. Guarda caso, poi, esso coincideva proprio con la festività di Mithra, l’invitto dio del Sole (Sol Invictus), il cui culto era all’epoca molto diffuso. Lo scopo di quella “sovrapposizione” era chiaro: cristianizzare quella ricorrenza pagana, cioè cancellarla dalla coscienza popolare senza traumi, semplicemente adeguandola alla festa del solstizio, vale a dire la nascita del nuovo sole.

Non per nulla, il primo ad affermare che Gesù era nato il 25 dicembre fu Ippolito di Roma, verso il 204, epoca alla quale risalgono anche le prime evidenze di una celebrazione, mentre, per quanto riguarda la chiesa romana, la fonte più antica sulla festività è il Cronografo del 354. Rimane da dimostrare, inoltre, che la festa sia stata introdotta “ufficialmente” da Costantino verso il 330, dietro suggerimento (disinteressato) della madre Elena e dei vescovi del recente concilio di Nicea.

Per di più, in origine, nella parte orientale dell’impero romano la nascita di Gesù veniva celebrata il 6 gennaio; ciò era dovuto al fatto che, quando nel IV secolo d.C. l’impero venne diviso in due parti, in oriente era in uso un calendario nel quale il solstizio d’inverno cadeva il 6 gennaio, che in Egitto era festeggiato come il giorno della nascita di Osiride. Fu solo intorno al 360 che il 6 gennaio passò a indicare la data dell’Epifania.

Una volta compresa la derivazione pagana della data di nascita di Gesù, non dovrà sorprenderci il fatto di scoprire che il racconto cristiano del Natale presente nel vangelo di Luca (il solo a parlarne!) è profondamente influenzato dal patrimonio culturale pagano; in particolare: il tema della madre che cerca invano un luogo dove partorire trova un illustre precedente leggendario nella nascita di Apollo (come Gesù, del resto, anche altri figli di vergini vennero al mondo durante un viaggio o una fuga, ad esempio Osiride, figlio di Iside); come Gesù bambino, anche Zeus, Dioniso e altre divinità sono state rappresentate in fasce, deposte in una cesta o in una mangiatoia; anche Romolo e Remo, nonché Mithra, ricevettero la visita di alcuni pastori venuti ad adorarli.

Di influssi estranei al cristianesimo non risente solo il vangelo di Luca (come abbiamo visto nelle due pagine precedenti), ma anche quello di Matteo, dato che l’apparizione di stelle o di altri segnali celesti è un elemento tipico della maggioranza dei racconti sulla nascita di dèi o di eroi. Inoltre, quantunque non figuri in alcun vangelo canonico, anche la presenza nel presepe cristiano del bue e dell’asino viene smascherata come un elemento scenografico tutt’altro che originale; la presenza di animali che adorano, assistono e proteggono personaggi straordinari nel momento della loro nascita è infatti una tradizione tipica di numerose culture più antiche del cristianesimo. A parte la celebre leggenda di Romolo e Remo allattati dalla lupa, citiamo a titolo di esempio, tra le tante diffuse in Asia, quella di Heu-tsi (Cina), partorito in una stalla, scaldato dal respiro di buoi e gli agnelli e coperto dalle ali degli uccelli. È forse per questa ragione che, nel 2012, nel suo libro sull’infanzia di Gesù, papa Ratzinger ebbe il buon senso di ammettere che nel presepe non c’erano alcun bue e alcun asino.

Al di là di queste considerazioni sulle origini pagane del Natale, ciò che emerge è la palese anomalia che la famosa natività figura solo in due vangeli su quattro; una miseria, per un evento tanto cruciale della vita di Gesù, non credete?

E non è tutto. Oltre essere i soli a parlare della natività, Matteo e Luca ce la raccontano (cosa ancor più bizzarra) in modi completamente diversi sia nei tempi che nei luoghi: i re magi, la persecuzione erodiana e la fuga in Egitto sono presenti solo in Matteo, mentre la mangiatoia, i pastori e la presentazione al tempio sono prerogativa di Luca. E, soprattutto, Matteo fa nascere Gesù tra il 6 e il 5 a.C., Luca, invece, non prima del 6 d.C. Circa dodici anni di differenza, con Gesù che nasce “avanti sé stesso” o “dopo sé stesso!

Tutto questo non fa che mettere a nudo la natura del tutto leggendaria della natività, a dispetto della tipica giustificazione apologetica secondo cui le discordanze tra i vangeli confermano la credibilità degli eventi. Non a caso, già un secolo fa il biblista Alfred Loisy affermò che, per spogliare di ogni credibilità il miracoloso concepimento di Gesù, non occorre probabilmente fare ricorso ad alcun precedente mitologico, ma basta il fatto che esso fu ignorato da Marco e da Paolo e che i due racconti di Matteo e Luca sono tra loro talmente diversi da assumere “i caratteri di una pura invenzione”.


tratto dall'AgendAtea 2015:
https://www.facebook.com/pages/AgendAtea-2015/733778753385522?ref=hl

2 commenti:

  1. Sono fatti risaputi a chiunque abbia un po' di buon senso e quella giusta dose di curiosità , si arriverebbe facilmente alla scoperta dell'acqua calda, ovvero che Gesù è solo un mito e che se Costantino non avesse ceduto ai ricatti dei cristiani oggi pregheremmo tutti nei templi di Mitra.
    Peraltro pochi considerano la nascita gnostica di Gesù svelata palesemente nel vangelo di Giovanni che, essendo vangelo gnostico, resta nell'ombra, a parte la resurrezione i Lazzaro, unico vangelo a parlarne.
    Ma si sa, lo gnosticismo è nato ben prima del cristianesimo e ne è rimasto per secoli l'acerrimo nemico, nemico al punto da non nominarlo neanche più tanto che appunto pochi addetti ai lavori sanno di che si tratta


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