martedì 18 novembre 2014

Romania: la religione non è più oggetto
di studio obbligatorio a scuola


La Corte Costituzionale rumena colpisce duramente la Chiesa Ortodossa (BOR), ammettendo, con decisione definitiva e generalmente obbligatoria, l’eccezione di incostituzionalità di due articoli della Legge sull’istruzione e della Legge sull’educazione Nazionale.
Gli articoli di legge dichiarati incostituzionali prevedono rispettivamente che “la scelta di non frequentare le ore di religione può essere espressa per iscritto dal genitore o dal tutore legalmente istituito del minorenne” e che “su domanda espressa per iscritto, l’alunno maggiorenne può richiedere di non frequentare le ore di religione”.
Ecco cosa dice invece la Costituzione con riferimento all’insegnamento della religione nelle scuole:

Art 29 - c. 6: “I genitori o i tutori legalmente istituiti hanno il diritto e di assicurare , in conformità con le proprie convinzioni, l’educazione dei minorenni di cui hanno la potestà e la responsabilità educativa”.
Art 32 – c. 7: “Lo stato assicura la libertà dell’insegnamento religioso, a seconda delle richieste specifiche di ogni culto religioso. Nelle scuole statali, l’insegnamento religioso è organizzato e garantito dalla legge.

Le motivazioni della Corte hanno avuto come fondamento l’idea che “la persona che vuole fare una cosa deve fare richiesta, e non la persona che non desidera un qualcosa non richiesto” (n.r. immaginiamoci se un domani dovessimo fare tutti richieste disperate per non avvalerci di abbonamenti a tutti i servizi immaginabili?).
La decisione della Corte è definitiva e immediatamente obbligatoria. La Corte era stata sollecitata dal Professor Emil Moise nella causa contro il Liceo Di Arte di Buzau. Un anno prima, Csaba Asztalos, presidente del Consiglio Nazionale Contro le Discriminazioni, aveva affermato: “l’iscrizione d’ufficio -ergo, dallo stato- all’insegnamento religioso nelle scuole lede il diritto alla libertà di coscienza, lede il diritto dei genitori di educare i propri figli secondo le proprie convinzioni e il proprio credo. Nessuna persona in Romania ha l’obbligo di rispondere a domande sull’appartenenza a un culto”.
L’Associazione degli Alunni di Constanta (AEC) e l’Associazione dei Giovani Europei per la Romania (ATER) hanno inviato al Parlamento una proposta di documento normativo riguardante l’insegnamento della religione nelle scuole, trovando punti di convergenza tra la Legge e la decisione della Corte Costituzionale.
Il Codice Civile indica che i genitori possono stabilire la confessione del minorenne fino al compimento del quattordicesimo anno di età. I ragazzi ultraquattordicenni decidono autonomamente la propria religione. Per far sì che questa decisione sia autonoma, priva di influenze da parte di terzi, nel pieno rispetto del livello e delle capacità intellettive del bambino, sorge l’assoluta necessità di una cultura generale e della conoscenza della Storia delle religioni e della loro evoluzione. La proposta prevede quindi la necessità di studiare Storia delle religioni nelle scuole medie, per proseguire poi alle scuole superiori con l’insegnamento confessionale della religione scelta dal giovane, con professori autorizzati da parte delle istituzioni di culto riconosciute dallo stato, il che richiede le assunzioni non più come dipendenti permanenti nelle scuole ma con contratti determinati della durata di un anno.
Le modifiche della normativa sono argomentate e motivate come “assolutamente necessarie, per il pieno rispetto della libertà di coscienza dei bambini in età evolutiva…per accrescere il livello di tolleranza religiosa, per evitare i conflitti religiosi, per rispettare i valori europei della separazione dei poteri della chiesa e dello stato in una società secolare, per la democrazia di uno stato moderno”.

Fonte:

Traduzione di Rodica Vasile, consulente

1 commento:

  1. Io, per rispetto alle coscienze individuali, direi che l'insegnamento religioso ognuno se lo può cercare fuori dalla scuola di tutti, nelle sedi idonee al soddisfacimento delle proprie esigenze di fede.

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