giovedì 2 ottobre 2014

Vade retro, sei intollerante al glutine!

di Giuseppe Verdi

Com'è noto, le confessioni cristiane celebrano l'eucaristia per mezzo di un'ostia di pane azzimo (cioé priva di lievito), che viene benedetta e, quindi, ingurgitata dai fedeli (e dallo stesso officiante), essendosi "trasformata" nel corpo di Cristo (dogma noto come transustanziazione).
Un'ostia standard pesa circa mezzo grammo ed è realizzata con normalissima farina di frumento, che contiene un dieci per cento abbondante di glutine, vale a dire, in termini più concreti, oltre 50 milligrammi.
Qual è il problema?, dirà il lettore.
Semplice. Quel quantitativo di glutine è un vero attentato alla salute di chiunque soffra di celiachia, soprattutto se (in quanto praticante assiduo) costui la consumi ogni giorno. Che cosa fare, allora, per venire incontro al fedele che, in quanto celiaco, non voglia privarsi del prezioso cerchietto?
Molte chiese cristiane offrono alternative senza glutine, realizzate in genere con base di riso o di pane senza glutine. Tra queste denominazioni, vanno annoverate la Chiesa episcopale degli Stati Uniti d'America, la Chiesa Luterana e la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.
In Italia, come sappiamo, queste denominazioni risultano fortemente minoritarie e a farla da padrone è la chiesa cattolica. E, per fortuna, anche il Vaticano ha provveduto alle esigenze dei celiaci. Tuttavia, la dottrina cattolica afferma che l'eucaristia è valida solo se il pane utilizzato è di grano. Ecco perché, nel 2002, la Congregazione per la Dottrina della Fede (allora presieduta da Ratzinger) ha dovuto approvare una composizione a basso contenuto di glutine, prodotta in Germania, che soddisfa tutti i requisiti.
A chi ha fatto richiesta di potere utilizzare cialde di riso, invece, il permesso è stato sempre negato. Evidentemente, nonostante il riso faccia buon sangue, non è in grado di transustanziarsi e divenire carne di Gesù. Amen.
Solo cialde di grano, dunque, per quanto a basso contenuto di glutine.
Il colmo è che chi soffre di celiachia deve presentare al proprio parroco un certificato medico, che gli consentirà di fare la comunione con l'ostia speciale, che il prete dovrà conservare in un contenitore a sé stante, "in modo da evitare ogni contatto con le ostie convenzionali". Con tutta la burocrazia che già affligge la chiesa, ci mancava pure il certificato che attesta la celiachia!
E sia.
Ma c'è dell'altro.
La questione, infatti, è decisamente più complicata per gli aspiranti sacerdoti, per i quali la celiachia risulta una minaccia più subdola e strisciante di Satana. Per i celiaci, infatti, le porte di seminari e chiese sono irrimediabilmente chiuse. Dal 1995, infatti, è in vigore un documento, approvato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo cui "i candidati al sacerdozio che sono affetti da celiachia o soffrono di alcoolismo o malattie analoghe […] non possono essere ammessi agli Ordini Sacri".
La spiegazione è semplice: poiché pane e vivo sono gli elementi centrali dell'eucaristia, la chiesa richiede che gli aspiranti preti possano celebrare la messa nella sua interezza, senza dover ricorrere a espedienti per "sostituire" il corpo e il sangue di Cristo. La Lettera circolare ai Presidenti delle Conferenze Episcopali sulla materia dell’Eucaristia, firmata dall'allora Cardinale Joseph Ratzinger, è molto chiara in materia: nessuna concessione, nessun permesso speciale, e la richiesta esplicita di "evitare lo scandalo" (?!).
Da segnalare che questa norma è stata modificata nel 2003 sostituendo al "blocco delle assunzioni" la richiesta di "cautela" nell'ammissione al presbiterato di "candidati che non possono assumere senza grave danno il glutine o l'alcool etilico". Ma chi fissa i parametri di questa "cautela"? Tanto più che rimane in vigore la regola generale secondo cui "il sacerdote impossibilitato a comunicarsi sotto la specie del pane, incluso il pane parzialmente privo di glutine, non può celebrare l’Eucaristia individualmente né presiedere la concelebrazione".
Unica eccezione ammessa, quella per i preti già "in servizio", ai quali la celiachia viene diagnosticata dopo aver ricevuto gli ordini sacri. In quel caso, la celebrazione eucaristica può avvenire attraverso l'utilizzo di ostie speciali, a basso contenuto di glutine ma mai del tutto prive di esso: "Le condizioni di validità della materia per l'Eucaristia sono le ostie nelle quali è presente la quantità di glutine sufficiente per ottenere la panificazione senza aggiunta di materie estranee e purché il procedimento usato per la loro confezione non sia tale da snaturare la sostanza del pane".
Una sola osservazione: stante questa normativa, immaginiamo che ogni aspirante sacerdote venga sottoposto a test medici per verificare se è affetto da celiachia. Come mai, invece, nessun controllo viene effettuato circa un'eventuale propensione dell'aspirante prete alla pedofilia?
 

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