lunedì 22 settembre 2014

Le tante ombre e le poche luci
di "santa" Teresa di Calcutta

di Giuseppe Verdi

Per cominciare, sfatiamo un mito. A dispetto del titolo, del nome e del toponimico, Madre Teresa di Calcutta (1910-1997) non era madre, non si chiamava Teresa e non era originaria di Calcutta (un po’ come Gesù di Nazareth che non era affatto di Nazareth).
In realtà, la “santa” era albanese e portava l’impronunciabile nome di Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu e, come sappiamo, è passata alla storia per le sue pretese “opere di bene”, talmente sublimi che nel 1979 ha ricevuto il Nobel per la pace e nel 2003 il “produttore di santi” Giovanni Paolo II l’ha fatta beata (onore che ci chiediamo se la tizia avrebbe ricevuto qualora non fosse stata cattolica).
Come spesso avviene nell’universo cattolico, tuttavia, è sufficiente grattare un po’ alla superficie  e rimuovere la debole patina del mito per scoprire che certe “verità” sono sempre relative.
Un colpo decisivo per infrangere il mito di madre teresa è stato il libro di Christopher Hitchens La posizione della missionaria. Teoria e pratica di Madre Teresa, edito in Italia da Minimum Fax e preceduto dal documentario intitolato Hell’s Angel (L’angelo dell'inferno), mandato in onda su Channel 4 (e visionabile su Youtube in tre parti: https://www.youtube.com/watch?v=ulkfkCS4Xv0).
Dalle ricerche di Hitchens, emerge con forza l’immagine di un’opportunista, che negli anni seppe costruire e sfruttare un’immagine di santa e benefattrice per raccogliere fondi finalizzati alla diffusione di un’ideologia religiosa intollerante, grazie al costante appoggio di certi partiti di destra, come i teocon statunitensi, del dittatore haitiano Jean-Claude Duvalier (dal quale accettò onorificenze e denaro) e del banchiere statunitense (nonché pregiudicato) Charles Keating.
Questa vasta operazione fu degnamente supportata dalla manipolazione mediatica messa in atto a favore di madre Teresa e grazie alla quale ella poté propagandare in ogni angolo del mondo le sue idee etico-religiose, che, come moltissima gente non sa, prevedevano un secco “no” all’aborto, alal contraccezione, al divorzio e ai rapporti pre-matrimoniali (un mondo, riteniamo, a lei sconosciuto). Per contro, la “beata” si dichiarò sempre convinta del potere salvifico della sofferenza umana per l’espiazione dei peccati (visione tipicamente cattolica); Hitchens arriva addirittura a sostenere che l’angelica santona sia stata strumento nelle mani della chiesa per il perseguimento dei suoi obiettivi politici e teologici: in altre parole, una di quelle colossali operazioni di marketing alle quali il Vaticano ci ha ormai abituati (almeno, per chi abbia l’occhio abbastanza attento da accorgersene).
In sintesi, la buona donna utilizzò i contributi in denaro (che, assai cattolicamente, non disdegnava affatto) per aprire conventi, più che ospedali, quantunque le donazioni fossero state elargite a questo secondo scopo. Quanto al suo “amore per i poveri”, madre Teresa si oppose a “misure strutturali per porre fine alla povertà, in particolare quella che avrebbe elevato la condizione sociale e culturale delle donne”. Non a caso, in una conferenza stampa del 1981, alla domanda se insegnasse ai poveri ad accettare il proprio destino, rispose: “Penso che il mondo tragga molto giovamento dalla sofferenza della povera gente”.
Il libro di Hitchens è stato lodato sul London Review of Books dall’accademico indiano Amit Chaudhuri e assai positivamente recensito dal New York Times e dal San Francisco Bay Guardian, che ha parlato senza mezzi termini di “manifattura artificiosa delle immagini da parte dei mass media”. Il Sunday Times, infine, scrisse: “Uno sporco lavoro, ma qualcuno lo doveva pur fare. Alla fine di questo pezzo…scritto elegantemente e brillantemente argomentato, si capisce che le cose non vanno troppo bene per Madre Teresa”.
Le reazioni di parte cattolica furono improntate, come spesso accade, al pregiudizio e alla superficialità, senza mai entrare nel merito e limitandosi a definire il libro “una sciocchezza”, come ebbe a dire William Donohue, presidente della Lega Cattolica. Più articolato ma pur sempre inconsistente fu il giudizio del critico letterario Simon Leys, che scrisse: “Maltrattare una suora anziana sotto un titolo osceno non mi sembra essere una cosa particolarmente coraggiosa o elegante. Inoltre, pare che gli attacchi rivolti a Madre Teresa si riducano tutti ad un unico reato: ella si impegna ad essere una cristiana, nel senso più letterale della parola, che è (ed è sempre stato e sempre sarà) un impegno altamente improprio e inaccettabile in questo mondo”. In sostanza, secondo Leys è inopportuno attaccare una “suora anziana”, che, in concreto, profonde solo “impegno cristiano”; come se tutto questo sminuisse la gravità di prassi ben documentate e nelle quali lo studioso si guarda bene dall’addentrarsi.
Lo stesso Hitchens non mancò di rispondere a Leys, sottolineando come nel libro egli avesse fornito le prove che madre Teresa “consolava e sosteneva i ricchi ed i potenti, permettendo loro ogni sorta di lassismo, mentre predicava l’obbedienza e la rassegnazione ai poveri. In un classico esempio recente di ciò che intendo, [Madre Teresa] ha detto al giornale Ladies’ Home Journal dell’aprile 1996 che la sua nuova amica, la principessa Diana, sarebbe stata molto meglio una volta liberatasi dal suo matrimonio...Disse questo dopo aver appena finito di consigliare agli elettori irlandesi di votare “no” in un referendum nazionale sul diritto al divorzio e a nuovo matrimonio civile”. Per di più, Hitchens sottolineò come su altri punti, quali l’impiego delle donazioni per costruire chiese e conventi anziché ospedali, Leys non avesse posto serie obiezioni”.
D’altra parte, non è stato certo Hitchens a scoprire quanto inadeguate fossero le cure mediche fornite negli ospedali di madre Teresa. Già la stampa medica aveva pesantemente criticato la qualità di tali cure, in particolare The Lancet e il British Medical Journal, che riferirono il riutilizzo degli aghi delle siringhe, le cattive condizioni di vita (ad esempio i bagni freddi per tutti i pazienti), e un approccio antimaterialista che impediva delle diagnosi sistematiche. Nel suo documentario per Channel 4, Hitchens mostra Madre Teresa che dice a un moribondo: “Stai soffrendo come Cristo in croce, di sicuro Gesù ti sta baciando!”, e lui che risponde: “Per favore digli di smettere di baciarmi”. Non a caso, il metodo di lavoro e le condizioni dei suoi assistiti vennero criticati anche in un documentario televisivo inglese del 1997 dal titolo Mother Teresa: Time for Change?
Madre Teresa non fondò ospedali specializzati, realizzando piuttosto strutture di accoglienza. Nel 1991 il direttore di The Lancet, dopo aver visitato la clinica di Calcutta, la descrisse “disorganizzata e in mano a suore e volontari senza esperienza medica, senza medici e senza distinzioni fra malati inguaribili e malati con possibilità di guarigione”, che comunque rischiavano sempre più la morte per le infezioni e la mancanza di cure. Anche lo scrittore indiano Aroup Chatterjee ha avanzato dubbi sul reale impatto delle opere di madre Teresa e nel suo libro Mother Teresa: The Final Verdict ha criticato le azioni e le pubbliche dichiarazioni come la posizione antiabortista, l'estrema semplicità delle pratiche mediche del suo ordine che, per esempio, era poco incline al trattamento del dolore.
Nel 1998, il settimanale tedesco Stern pubblicò un articolo fortemente critico sulla “santa”, dal titolo “Madre Teresa, dove sono i tuoi milioni?”, frutto di un'inchiesta durata un anno che spaziava su tre continenti. In buona sostanza, il pezzo affermava che l’ordine fondato dalla donna era sicuramente di carattere religioso, ma che non si riusciva a capire dove fossero finiti tutti i soldi che aveva raccolto, visto la situazione di indigenza in cui versavano i malati.
Un recentissimo studio canadese, condotto nel 2013 dal professor Serge Larivée e dalla ricercatrice Geneviève Chénard, dell’Università di Montreal, insieme a Carole Sénéchal, psicologa dell’Università di Ottawa, ha rilevato come “il pesante contributo dei media abbia favorito il mito di Madre Teresa, fornendo un’immagine esageratamente entusiastica e celebrativa della missionaria albanese, senza tuttavia porre l’accento sui numerosi lati controversi della sua vita, della sua visione religiosa molto dogmatica e delle sue dichiarazioni di carattere politico”.
Gli autori si sono interrogati anche sulla mancata considerazione, da parte del Vaticano, delle numerose critiche mosse al repentino processo di beatificazione che seguì la morte della religiosa. Queste, tuttavia, si sa, sono le vie del Signore. Imperscrutabili e infinite.


Per le festività di fine anno,
regala AgendAtea 2015.

AgendAtea 2015
Euro 8,00 spese di spedizione incluse
Pagamento con Postepay
o bonifico bancario
https://www.facebook.com/pages/AgendAtea-2015/733778753385522?ref=hl


Di seguito, un breve elenco di fonti, che “rubo” all’amico Paolo Bologna, del quale potrete leggere un articolo cliccando il primo link. Per il resto, troverete notizie sulla fede vacillante della suora; sulla lettera in cui chiede clemenza alla corte per Charles Keating, losco affarista che prima della condanna le aveva fatto una donazione di 1.250.000 dollari; alcuni capitoli del libro The Final Verdict; e, dulcis in fundo, l’esorcismo cui la chiesa fece sottoporre Teresa prima che morisse…
Buona lettura.





Documentario di Channel 4:

Documentario ABC Australia sui maltrattamenti degli orfani da parte delle consorelle:








http://www.indiastar.com/DhiruShah.htm

https://www.facebook.com/notes/io-non-sono-uno-struzzo-e-non-metto-la-testa-sotto-la-sabbia/in-missione-per-conto-del-dio-denaro/222927811051911?ref=nf

Nessun commento:

Posta un commento