mercoledì 9 luglio 2014

Attimi di gioia cristiana:
la "Congrega della Morte"...

di Giuseppe Verdi

La Confraternita della Morte e Orazione fu creata a Roma, nel 1538, con lo scopo di "seppellire quei morti che, per la loro povertà o per essere essi deceduti lontani dalla loro dimora, restano senza sepoltura o sono tumulati in luogo non sacro". Nel 1560, questa congrega fu elevata al rango di arciconfraternita e (per così dire) "capofila" di tutte le compagnie che avessero deciso di aggregarsi a essa.
Le radici della confraternita, dunque, nascono dalla scarsità di servizi "funebri" e dal fatto che i morti venivano seppelliti dai familiari benestanti, oppure dalle confraternite nel caso in cui essi ne facevano parte. Già nel 1527, peraltro, quando i Lanzichenecchi avevano attaccato e saccheggiato Roma e sul terreno erano rimasti numerosissimi cadaveri, alcuni laici avevano raccolto spontaneamente i corpi per seppellirli cristianamente. Fu tuttavia solo nel 1538 che, secondo una tradizione non documentata, tali iniziative caritatevoli cominciarono ad assumere carattere organizzativo più marcato; in quell'inverno, infatti, un insolito abbassamento delle temperature mieté vittime in gran numero.
L'attenzione della neonata "compagnia della Morte" era indirizzata prevalentemente ai cadaveri rimasti insepolti e appartenenti quasi sempre a vagabondi e pellegrini, ma anche a gente delle aree urbana e rurale che viveva ai limiti della sussistenza e le cui famiglie non erano pertanto in grado di pagare le spese del servizio funerario offerto dal clero. Tale benemerenza arrivò ben presto all'attenzione del papa e nel 1552 Giulio III ne approvò ufficialmente la costituzione, concedendole molti privilegi, a patto, però, che al titolo originale essa affiancasse quello dell'Orazione.
Dopo vari cambi di sede, nel 1575 l'arciconfraternita edificò la chiesa di Santa Maria dell'Orazione e Morte, che nel 1733, in ragione dell'aumentato numero di adepti, fu ricostruita su progetto del celebre architetto Ferdinando Fuga. Ancora oggi, nella sacrestia di questa chiesa, si possono ammirare arredi e manufatti la cui materia prima è costituita di ossa di cadaveri.
Lo svilupparsi delle Compagnie della Morte in Italia fu impetuoso, tant'è che oggi sono ancora presenti e attive decine di Confraternite che furono aggregate all'arciconfraternita di Santa Maria dell'Orazione e Morte di Roma.
Personalmente, in questi giorni ho potuto vedere e fotografare la Chiesa del Crocifisso di Rodi Garganico (purtroppo solo esternamente, dato che sono in corso lavori di restauro), appartenente appunto alla Congrega della Morte.
Al di là dell'aspetto storico-artistico, rimane, purtroppo, la constatazione di un opprimente, soffocante ricorso al macabro, al tetro, tipico del cristianesimo, che ama presentarsi come "la religione dell'amore, della gioia e della vita" e poi crea edifici tempestati di teschi, ossa e immagini sinistre, con tanto di buca per le offerte con scritta "Ricordati di me"; sotto la quale, ispirandomi a Massimo Troisi, avrei tanto voluto scrivere "Mo' me lo segno".
"Cristianaggini" anche queste, non v'è dubbio.






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