martedì 10 giugno 2014

STREGA PER SEMPRE

di Giuseppe Verdi

Oggi, 10 giugno, ricorre l’anniversario della morte di Bridget Bishop (1632-1692), prima a essere condannata a morte per stregoneria durante i famosi processi alle streghe di Salem.
La sua colpa? Probabilmente, quella di essersi sposata tre volte (sacrilegio!) o, forse, di aver operato presunti sortilegi contro adulti e bambini, ivi compresi riti simil-voodoo.
La “caccia alle streghe” è stato uno dei momenti topici dell’antifemminismo cristiano. In Cristianaggini, ce ne occupiamo alla voce “Olivier, Jacques”, che porta a conoscenza dei lettori la figura del legale francesce che, nel 1665, pubblicò un’opera dal significativo titolo di Alfabeto dell’imperfezione e della malizia delle donne, un pachidermico volume organizzato in forma di dizionario e nel quale, in ordine alfabetico, vengono proposte una serie di espressioni latine che definiscono, secondo la mente malata dell’autore, tutti i mali che la donna rappresenta.
In questa sede, sarà sufficiente ricordare che, per Olivier, per la donna è più che degno l’appellativo di “puttana”, derivato dal latino puteo, “puzzare”.
Di fronte a situazioni, libri e personaggi di siffatta natura, il credente è solito fare spallucce e rispondere asserendo che si tratta di pareri isolati e non rappresentativi della posizione “ufficiale” della chiesa. Il che è avvenuto e avviene per molti altri aspetti della storia cristiana, a cominciare dalle crociate e dall’inquisizione, per le quali, di tanto in tanto, il papa di turno chiede “perdono”.(1)
Niente di più falso. La religione cristiana ha sempre, costantemente sostenuto che la donna è una creatura subordinata e lo ha fatto fin dalle origini, facendo sue le sacre scritture ebraiche, nelle quali Dio trae la donna da una costola dell’uomo. Se si tratta di un modo scelto dall’autore per “certificare” che il sesso maschile sarebbe stato quello dominante, dobbiamo ammettere che la cosa ha funzionato benissimo, e per due millenni. Eva viene creata dopo gli animali, solo per fornire ad Adamo “un aiuto che gli fosse simile” (Genesi 2:20), dunque in extremis e in funzione di aiutante.
Per esemplificare ulteriormente quale concetto avesse della donna il Dio “giusto, buono e misericordioso” dell’Antico Testamento, basterà ricordare la norma del Levitico (dettata personalmente da quel dio a Mosè) secondo cui, durante  il ciclo, la donna è immonda per sette giorni e chiunque la tocchi è immondo fino alla sera, come sono immondi il suo letto e ogni mobile sul quale ella si segga e, di conseguenza, chiunque tocchi quel letto e quei mobili! E se, malauguratamente, un uomo dovesse avere rapporti sessuali con lei in presenza di flusso mestruale, il contagio sarà implacabile e anche lui sarà immondo per sette giorni.
Sempre nel Levitico, inoltre, Dio sancisce che, quando una donna dà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni, mentre, se partorisce una femmina, sarà immonda per due settimane. Si consolida qui il concetto (giudaico prima e cristiano poi) secondo cui la donna, in quanto essere inferiore, è doppiamente impura rispetto all’uomo. Tale discriminazione è presente anche laddove Dio istruisce Mosè riguardo al valore corrispondente a una persona per la quale si fosse chiesto, ad esempio, una grazia. Ebbene, leggiamo che tale “stima” sarà di cinquanta sicli d’argento per un maschio dai venti ai sessant’anni e di trenta sicli, invece, per una donna; anche al di sopra o al di sotto di questa fascia di età, il valore del voto di un uomo è sempre notevolmente superiore a quello di una donna
Trabocca di antifemminismo anche il Deuteronomio, nel quale si prescrive ad esempio che, se dopo le nozze un uomo avesse accusato la moglie di non essersi sposata vergine e i genitori della ragazza avessero il contrario, il marito poteva cavarsela pagando cento sicli al suocero e tenendosi la donna come moglie (senza possibilità di ripudiarla per il resto della vita). Se, viceversa, fosse stato dimostrato che il marito aveva ragione, la falsa vergine sarebbe finita lapidata, perché “ha commesso un’infamia in Israele, disonorandosi in casa del padre”.
E che cosa dire della norma secondo cui, se una donna veniva ripudiata dal marito e, risposatasi, veniva ripudiata anche dal secondo o ne rimaneva vedova, allora il primo marito non poteva riprenderla con sé in quanto contaminata? Tutto questo, infatti, sarebbe stato “abominio agli occhi del Signore”; ovviamente, l’uomo poteva risposarsi tutte le volte che voleva senza alcun rischio di contaminazione.
Altrettanto maschilista è la norma secondo cui, se nel corso di una rissa tra uomini la moglie di uno di essi fosse venuta in aiuto del marito afferrando (chissà poi perché) i genitali di chi lo percuoteva, ebbene il marito avrebbe dovuto tagliarle la mano senza alcuna pietà. Bella riconoscenza!
La musica non cambia con il Nuovo Testamento, tanto che appare lecito chiedersi come facciano certe donne, nella società moderna, a credere tanto fermamente in un libro che assegna loro uno status degradante e servile. Alcuni esempi? “Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo...”; “né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo”; “Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa…” Tutte frasi che la chiesa attribuisce a san Paolo, compresa quella che scarica sulla donna tutti i mali del mondo: “Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione”.
Passò Gesù, passò Paolo, passarono i presunti apostoli, ma la discriminazione della donna, anziché ridimensionarsi, si fece ancor più marcata nel nascente cristianesimo, in seno al quale ella appare soltanto come una creatura volgare e seduttrice dell’uomo: è Eva, la peccatrice per antonomasia.
Tertulliano presenta la donna come una “breccia, attraverso la quale s’insinua il demonio” e le attribuisce la colpa della morte di Gesù, come conseguenza del peccato originale, non esimendosi inoltre dal rimproverarle l’uso di “monili e ornamenti”; non accontentandosi di vederla disadorna, Gerolamo avrebbe desiderato raderle a zero la testa. Molti, poi, sostenevano che ella dovesse astenersi anche dal canto!
Si giunse al punto che, a volte, alle donne non veniva consentito l’ingresso in chiesa: gravidanza e mestruazioni le rendevano inadatte al rapporto con Dio. Per Dionisio di Alessandria era cosa assolutamente ovvia che le donne non dovessero entrare in chiesa, per evitare di “toccare il corpo e il sangue di Cristo” nei giorni della mestruazione; si pensi che la chiesa siriana puniva con una penitenza settennale le donne mestruate che avessero frequentato la chiesa e i sacerdoti che avessero distribuito loro la comunione a volte venivano allontanati dall’ufficio (a differenza degli odierni pedofili).
Un regolamento ecclesiastico del III secolo proibiva la partecipazione ai riti a coloro che avessero assistito una partoriente, precisamente per venti giorni se era nato un maschio, quaranta se era nata una femmina. Fedeli alla legge mosaica, del resto, i cristiani quantificavano il tempo per la purificazione della madre in 40 giorni se aveva partorito un maschio, 80 se aveva dato alla luce una femmina.
Profondamente antifemminista fu anche il “sommo” Agostino, che scriveva:
Ora, se la donna non fu fatta per essere d’aiuto all’uomo al fine di generare figli, per aiutarlo a fare cos’altro fu creata? Nell’ipotesi che fosse stata creata per coltivare la terra insieme a lui, non esisteva ancora il lavoro che esigeva l’aiuto di un altro e, se ce ne fosse stato bisogno, sarebbe stato migliore l’aiuto di un maschio. Lo stesso potrebbe dirsi del conforto [di un altro], se per caso [Adamo] si fosse tediato della solitudine. Quanto più conveniente sarebbe stato che, per vivere e conversare insieme, abitassero sotto lo stesso tetto due amici anziché un uomo e una donna!” (La Genesi alla lettera, 9.5.9)
Tutto questo sottintende che, per Agostino, in ogni altro ambito un maschio sarebbe stato di ben maggiore aiuto di una femmina; il che fa pensare che anche per lui, in ultima analisi, la donna sia inferiore “per natura” e non solo per effetto del peccato. Certo, le parole finali del passo citato lasciano immaginare quanto godrebbero, in un mondo fatto da soli uomini, la chiesa e Agostino, considerato anche che quest’ultimo, con le donne, si era ormai tolto ogni sfizio possibile e immaginabile…
Per di più, Agostino esclude ogni possibile superamento della “schiavitù” della donna a causa del peccato e condanna quindi ogni proposito di emancipazione, ad esempio elogiando le donne che accettano senza protestare le percosse dei mariti (Confessioni, 9.9.19): un invito alla sottomissione che, ancora oggi, induce molte donne a subire in silenzio i maltrattamenti e, magari, a sentirsi dire dal prete di turno che bisogna portare pazienza “perché così Dio vuole”.
Il profondo disprezzo di Agostino per la donna emerge poi da altre “perle” intrise di ipocrisia, opportunismo e cieco maschilismo:
“…Cosa c’è di peggio di una casa in cui la donna comanda sul marito? Ordinata è quella casa in cui la donna obbedisce al marito” (Commento al vangelo di Giovanni, 2.14)
Sulla stessa “lunghezza d’onda” era anche il vescovo Ambrogio, oggi patrono di Milano, che scriveva:
Perché dovrei ricordare la pesante schiavitù delle donne e i servizi dovuti agli uomini? A esse Dio ha comandato di servire prima che ai servi” (Le vergini, 1.27)
L’opinione della chiesa antica riguardo alle donne si sintetizza comunque delle parole di uno dei più celebri papi dell’antichità, vale a dire Gregorio I Magno:
Io non parlo alle femmine, bensì agli uomini, perché chi è di mente instabile non è assolutamente in grado di capire le mie parole” (Moralia, 28.3)
Più sottile, ma non meno maschilista, fu parimenti l’altra “luce” della chiesa, Tommaso d’Aquino, che giunse a considerare la donna una sorta di “uomo mancato”:
“…la femmina è un essere difettoso e manchevole. Infatti la virtù attiva racchiusa nel seme del maschio tende a produrre un essere perfetto, simile a sé, di sesso maschile. Il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva, o da una indisposizione della materia, o da una trasmutazione causata dal di fuori, per esempio dai venti australi che sono umidi…” (Summa theologiae, 1a.92.1.a1)
Non c’è molto da aggiungere: un trattato sulla riproduzione umana in grado di fare impallidire anche i più recenti studi! Secondo il “sommo” Tommaso, in sostanza, il seme è maschio e, se da esso si origina una femmina, la cosa dipende da una “virtù attiva” debole o, addirittura, da elementi atmosferici! In sostanza, la femmina è un “maschio mancato”, per questa ragione in grado di fornire all’uomo un unico tipo di aiuto, quello riproduttivo.
Anche nel concepimento, tuttavia, secondo Tommaso la donna deve rassegnarsi a un ruolo secondario; a parere del sommo, infatti, l’uomo è “principio attivo” (proprio come i medicinali), mentre la donna “si comporta come principio passivo e materiale”; ne consegue, tra l’altro, che i figli dovrebbero amare il padre più della madre e che il marito, ricoprendo nell’atto sessuale “la parte più nobile, sente per natura meno vergogna della moglie a chiedere il debito coniugale”.
È senza dubbio da queste elucubrazioni ascientifiche, per quanto ritenute “perpetue” dalla chiesa, che trae origine la concezione della donna come “oggetto sessuale” che ancora oggi stenta a essere superata; ed è sempre da queste concezioni che deriva, almeno in parte, la bimillenaria esclusione della donna cattolica dal sacerdozio, se è vero che, a dispetto del crescente numero di chiese cristiane che consentono l’ordinazione delle donne, la chiesa cattolica non arretra di un passo e tiene queste ultime lontane dagli altari.
Oggi, alcune correnti evangeliche tentano di restituire alla donna quel ruolo di protagonista che ebbe nel cristianesimo primitivo e, dal 1958, aumenta il numero delle chiese cristiane che hanno considerato normale l’ordinazione sacerdotale delle donne. La chiesa cattolica, invece, si mantiene salda nella sua tradizione: le donne non passeranno! (2)
Sul piano personale, il modello di donna che la chiesa cattolica vuole attualmente imporre è quello di un essere consacrato soprattutto alla maternità, docile e servile al maschio anche a rischio della propria vita. Il messaggio è stato dato con chiarezza da Wojtyla non solo attraverso documenti e discorsi, ma mediante i suoi atti più solenni: canonizzando una donna il cui principale merito fu quello di lasciarsi morire di cancro all’utero per non abortire e senza sottomettersi alla cure mediche che l’avrebbero salvata, lasciando senza madre i suoi quattro figli e il neonato che non ha voluto perdere.(3)
Gli apologisti tentano di minimizzare l’intera questione, ma ci pare evidente che la posizione biblica nei confronti della donna sia assolutamente chiara.
Non c’è pertanto da meravigliarsi se la femminista Elizabeth Cady Stanton ebbe a dire: “La Bibbia e la Chiesa sono stati i più grossi scogli da superare sulla via dell’emancipazione della donna” e “Non conosco altri libri che insegnino così ampiamente la sottomissione e la degradazione delle donne”.
Da parte sua, Robert Ingersoll affermava che “...[La Bibbia] non è amica della donna. Scoprirete che, per la maggior parte, gli autori di quel libro parlano della donna come di una povera bestia da soma, di un servo, di una sguattera; una sorta di male necessario; una mera proprietà”.
Probabilmente, tuttavia, è stato George Foote a fare il commento più efficace: “Sarà fonte di fierezza e di orgoglio il fatto che la donna non abbia mai scritto una sola riga della Bibbia”.


1. Si veda al riguardo Amorevoli boia, di Giuseppe Verdi, Tempesta 2013.
2. Si veda Cristianaggini, voce “Sacerdozio femminile”.
3. Ci riferiamo alla dottoressa Gianna Beretta, lasciatasi morire di cancro all’utero nel 1962 per non abortire e senza sottomettersi alla cure mediche che avrebbero salvato lei ed evitato a quattro figli di rimanere orfani.



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1 commento:

  1. Un utile e interessante aggiornamento arriva dall'amico Francesco Milanaccio, che l'ha già pubblicato sulla bacheca di Giuseppe Verdi, amministratore del blog:

    "Ogni donna impudica sarà calpestata come sterco nella via." Bibbia, Siracide IX, 10

    "Le donne non dovrebbero essere illuminate o educate in nessun modo. Dovrebbero, in realtà, essere segregate poiché sono loro la causa di orrende ed involontarie erezioni di uomini santi." Sant'Agostino, padre della chiesa cristiana cattolica...

    "Adamo è stato condotto al peccato da Eva, non Eva da Adamo. È giusto, quindi, che la donna accolga come padrone chi ha indotto a peccare." Sant'Ambrogio, padre della chiesa cristiana cattolica

    "La donna è un tempio costruito su una cloaca. Tu, donna, sei la porta del diavolo, tu hai circuìto quello stesso [maschio] che il diavolo non osava attaccare di fronte. È a causa tua che il figlio di Dio ha dovuto morire; tu dovrai fuggire per sempre in gramaglie e coperta di cenci." Tertulliano, teologo cristiano

    "Ogni donna dovrebbe camminare come Eva nel lutto e nella penitenza, di modo che con la veste della penitenza essa possa espiare pienamente ciò che le deriva da Eva, l'ignominia, io dico, del primo peccato, e l'odio insito in lei, causa dell'umana perdizione.
    Non sai che anche tu sei Eva? La condanna di Dio verso il tuo sesso permane ancora oggi; la tua colpa rimane ancora.
    Tu sei la porta del Demonio!
    Tu hai mangiato dell'albero proibito!
    Tu per prima hai disobbedito alla legge divina!
    Tu hai convinto Adamo, perchè il Demonio non era coraggioso abbastanza per attaccarlo!
    Tu hai distrutto l'immagine di Dio, l'uomo!
    A causa di ciò che hai fatto, il Figlio di Dio è dovuto morire!”
    Tertulliano, teologo cristiano, De Cultu Feminarum, libro 1, cap 1.

    "Non permetto alla donna di insegnare, né di comandare all’uomo, ma se ne stia silenziosa. Infatti Adamo fu plasmato per primo, poi Eva; e non fu sedotto Adamo prima, ma la donna essendo stata sedotta cadde nella trasgressione." San Paolo, Lettere a Timoteo

    "Se è un bene non toccare una donna, allora è un male toccarla: gli sposati vivono come le bestie, infatti nel coito con le donne gli uomini non si distinguono in nulla dai porci e dagli animali irragionevoli." San Girolamo, padre e dottore della chiesa cattolica

    "Se gli uomini potessero vedere quel che si nasconde sotto la pelle, la vista delle donne causerebbe solo il vomito. Se rifiutiamo di toccare lo sterco anche con la punta delle dita, come possiamo desiderare di abbracciare una donna, creatura di sterco?" Sant'Odone, abate di Cluny

    "Quando vedi una donna pensa che sia un demonio, che sia una sorta di inferno." Papa Pio II°

    "La donna è male sopra ogni altro male, serpe e veleno contro il quale nessuna medicina va bene. Le donne servono soprattutto a soddisfare la libidine degli uomini."
    San Giovanni Crisostomo, cui è particolarmente devoto Herr Joseph Alois Ratzinger, papa Benedetto XVI°

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