lunedì 23 giugno 2014

L’enigma di Giovanni Battista

di Giuseppe Verdi

24 giugno: festa della nascita di san Giovanni; da non confondere con la celebrazione del 29 agosto, nella quale ricorre invece la morte del suddetto e nota come “san Giovanni decollato”, a indicare il suo supplizio per decapitazione, per quanto l’espressione possa essere intesa anche a significare il “volo” del santo martire verso il cielo.
Come che sia, Giovanni è meglio noto ai fedeli come “il Battista”, quel personaggio che, secondo i vangeli, fece da “precursore” a Gesù, aprendogli in qualche modo la strada e battezzandolo per sancire quella sorta di “passaggio di consegne”, per poi finire decapitato a seguito della ben nota vicenda legata ai capricci di Salomé e al debole di re Erode Antipa per quest’ultima. Qui, però, andremo a impantanarci in contesti e personaggi storici dei quali in genere, ai credenti, importa ben poco, abituati come sono ad accontentarsi della storiella evangelica, per quanto poco credibile essa sia.
E, a proposito scarsa credibilità, in merito alla figura del Battista esiste una notevole contraddizione tra quanto affermano i vangeli e quanto, invece, dice la storia, in particolare lo storico ebreo Giuseppe Flavio, vissuto nel I secolo e autore delle monumentali Antichità Giudaiche. Com’è noto, i vangeli fanno morire il Battista ricorrendo alla tradizionale storiella secondo cui Erode Antipa si era attirato gli anatemi di Giovanni perché conviveva con Erodiade, moglie del fratellastro Filippo. Per tutta risposta, Antipa fece arrestare e mettere in prigione Giovanni; quando, poi, si invaghì di Salomè, figlia di Erodiade, lo fece decapitare dietro esplicita richiesta della ragazza, che gli aveva chiesto la testa del Battista su un vassoio d’argento. In quel periodo, il ministero di Gesù non era che all’inizio; non c’è quindi dubbio che i vangeli facciano morire Giovanni prima di Gesù, vale a dire non oltre il 30 d.C., secondo la cronologia tradizionale.
Che cosa ci racconta, invece, Giuseppe Flavio? Lo storico dedica al Battista poche righe, sufficienti però a riservarci una sorpresa. Secondo le Antichità Giudaiche, infatti, Antipa non aveva fatto arrestare Giovanni perché avesse criticato la sua relazione con Erodiade, ma, assai più concretamente, perché temeva che il suo ascendente sul popolo portasse a una sollevazione:

Quando altri si affollarono intorno a lui...Erode [Antipa] si allarmò. Un’eloquenza che esercitava una simile presa sugli uomini poteva portare a qualche forma di sedizione, poiché sembrava che essi volessero essere guidati da Giovanni in qualunque cosa facessero. Erode, perciò, decise che era molto meglio colpire in anticipo e liberarsi di lui prima che la sua attività portasse a una sollevazione. Per questo sospetto di Erode, dunque, egli fu mandato in catene alla già citata fortezza di Macheronte, dove venne ucciso…” (1)

Giuseppe Flavio fa risalire la vicenda al ventesimo anno del regno di Tiberio, vale a dire il 34 d.C. Che cosa ci faceva Giovanni Battista in giro, ancora vivo e vegeto, in un’epoca nella quale secondo i vangeli era già morto da un pezzo? Per chi avesse dubbi, ci sono ulteriori conferme. All’indomani della condanna a morte del Battista scoppiò un conflitto tra Erode Antipa e Areta, re di Nabatea e padre di Erodiade. Quale fu la causa? Semplice: la relazione tra Antipa ed Erodiade; Areta, infatti, non aveva tollerato di vedere la figlia “scaricata” in quel modo. Ebbene, nella cronaca di Giuseppe Flavio, quello scontro armato è successivo all’arresto e alla morte di Giovanni Battista, che abbiamo appena collocato al 34 d.C.; lo dimostra la voce popolare, riferita dallo stesso Giuseppe Flavio, secondo la quale la sconfitta subita da Erode non era altro che la vendetta divina “per la maniera in cui si era comportato verso Giovanni soprannominato Battista”.
Ora, tutto questo indica con chiarezza che lo scontro tra Erode e Areta dovette iniziare dopo il 34, probabilmente nel 36, come si deduce dal fatto che il legato di Siria, Vitellio, giunto in soccorso di Erode, si fermò a Gerusalemme, dove venne informato per via epistolare della morte di Tiberio (2), avvenuta nel 37 d.C., come dice la storia (quella vera!).
La datazione di questi eventi dimostra che gli autori dei vangeli hanno pesantemente alterato la cronologia storica. Com’è possibile, infatti, che il Battista sia stato giustiziato prima di Gesù, per essersi scagliato contro la relazione tra Erode ed Erodiade, se gli eventi appena considerati ebbero luogo in quella precisa sequenza tra il 34 e il 37? Appare ragionevole ritenere che, spostando indietro di qualche anno la scomparsa di Giovanni, gli autori dei vangeli abbiano voluto adattare (ma sarebbe meglio dire forzare) ogni evento perché collimasse con l’ibrido Gesù costruito dalla teologia e, in particolare, con la pretesa data della sua morte.
Ora, da tutto questo dobbiamo dedurre che il Battista visse come minimo altri sei anni dopo la data attribuibile alla morte di Gesù secondo il racconto di Matteo (vale a dire il 27-28 d.C., ipotizzando che Gesù fosse nato intorno al 6-5 a.C. e avesse davvero trentatré anni al momento della sua crocifissione). Com’è possibile? Come poteva Giovanni essere il precursore di Gesù se questi era già morto da un pezzo? Che storia raccontano i vangeli? Quesiti ai quali, forse, non sarà mai possibile rispondere con certezza. Di sicuro, però, anche Giovanni è caduto vittima degli stravolgimenti operati dai vangeli, finendo ridotto a semplice antesignano di Gesù. In realtà, egli morì non prima del 34 e, se davvero Gesù gli sopravvisse come affermano i vangeli, se ne conclude che in quel periodo egli doveva avere più o meno quarant’anni.
Chi fu dunque realmente Giovanni il Battista? Un interrogativo che, come altri, fa parte di un’altra storia. In questa sede, sarà sufficiente rammentare che, se Giovanni fu davvero il precursore di Gesù, risulta a dir poco bizzarro che i suoi seguaci non si unirono mai ai cristiani, ma, al contrario ‑come dimostrano gli Atti degli Apostoli (3)‑, continuarono a credere in lui come messia. Pochi sanno, oltretutto, che nel sud dell’Iraq sopravvive ancora oggi un nucleo di seguaci di Giovanni, noti in occidente come Mandei.

1. Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche 18.116-119.
2. Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche 18.120 segg. 
3. Atti 18:25 e 19:1 segg.

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