lunedì 9 giugno 2014

Francesco e il lupo di Gubbio

di Giuseppe F. Merenda
psichiatra e psicoterapeuta

Al tempo che sancto Francesco demorava nella città d’Eugubio apparì un lupo asprissimo, terribile et feroce, el quale non solamente devorava li animali, ma etiandio li homini; in tanto che tucti li cittadini stavano impauriti, però che spesse volte se appressava alla città; et tucti andavano armati como se andassero ad combactere; et con tucto ciò non se potevano defendere da lui, chi con lui se scontrava solo. Per la qual cosa sancto Francesco, havendo compassione ad quelli homini, volse uscire fuore ad quel lupo, benchè li cittadini ne lo sconsigliassero; et facendose el segno de la sancta croce, uscì fuore con li suoi frati, tucta la fidanza riponendo in Dio. Et dubitando gli altri de andare più oltra, sancto Francesco piglia el cammino in verso dove era el lupo.” (1)
Era un lupo di una taglia grossissima e d’una ferocia incredibile, sempre affamato e furioso, non si accontentava di sbranare gli animali, ma sbranava anche gli uomini e le donne che gli capitavano a tiro, e s’era abituato persino a divorare gli uomini armati.” (2)
Come dire, adoperando una battuta da oratorio, che gradiva pure la carne in scatola. La gente di Gubbio si arrampicò sui bastioni della città e sui tetti delle case per vedere l'esito dello scontro.
El dicto lupo se fa incontro ad sancto Francesco con la bocca aperta.”
Il lupo doveva soffrire di una grave forma di asma bronchiale, perché nemmeno nei documentari del National Geographic si è mai visto un lupo correre con la bocca aperta.
Francesco gli fece el segno de la croce, et chiamolo ad se et dixe così: “Vieni ecquà, frate lupo; io te conmando da la parte de Yhesu Christo che tu non facci lesione, ne male né ad me, né ad persona!”. Mirabile dire! Incontinente che sancto Francesco hebe facta la croce, el lupo chiuse la bocca et ristette de correre; et facto el conmandamento, venne mansueto como agnello, et gictose a li piedi de sancto Francesco ad iacere. Alhora sancto Francesco parlò così et dixe: “Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, et hai facti molti malefici, guastando et occidendo creature de Dio senza sua licentia; et non solamente hai occise et devorate le bestie, ma tu hai havuto ardire de occidere et guastare li homini facti a la ymagine de Dio; per la qual cosa tu si degno de le forche, como latro et homicidiale pessimo; et omni gente grida et mormora de te, e tucta questa terra t’è inimica. Ma io voglio fare la pace, frate lupo, fra te et costoro, si che tu non li offendi più, et elli te perdoniranno omni offesa passata, et né homini, né cani te perseguiteranno più”. Dicte queste parole, el lupo, con acti corporali de coda, de orecchie et menare de capo mostrava de aceptare ciò che sancto Francesco diceva, et de volerlo observare. Alhora sancto Francesco dixe: “Frate lupo, da poi che te piace de tenere questa pace, io te prometto de farte dare le spese continuamente, finche viverai, da li homini de questa terra, si che tu non patirai più fame; però che io so bene che per la fame tu hai facto omni male. Ma poi che io te acconsentirò questa gratia, io voglio che tu me promecti che non nocirai mai più a niuno homo, né ad niuno animale. Promettime tu cosi?”. Et inchinando el capo, el lupo fece evidente segnale che promecteva. Et sancto Francesco dice: “Frate lupo, io voglio che tu me facci fede de questa promissione, ad ciò che io me ne possa ben fidare”. Et distendendo sancto Francesco la mano per recevere la fede. El lupo levò el piede denanti, et domesticamente el puse sopra la mano de sancto Francesco dandoli quello segnale de fede che poteva. Alhora dixe sancto Francesco: “Io te conmando nel nome de Yhesu Christo, che tu venghi meco senza dubitare de nulla, et andiamo ad fermare questa pace nel nome de Dio”. El lupo obediente se ne va con lui come uno agnello mansueto; di che li cittadini fortemente se maravigliano. Et subito questa novità se sparse per tucta la città, si che omni gente, grande et piccoli, maschi et femine, trahono a la piaza per vedere el lupo con sancto Francesco. Et essendo ivi bene radunato tucto el popolo, levose su sancto Francesco et predico ad loro, dicendo, tra le altre cose, como per li peccati Dio permecte cotale pestilentie, et che la più pericolosa è la fiamma de l’inferno, che è da durare eternamente a li dannati, che non è la rabbia del lupo, el quale non po’ occidere si non el corpo.”
Per cui, facendo una riflessione terra terra, il lupo palesemente è meno feroce di Dio, in quanto che, mentre il lupo divora il corpo della vittima e tutto finisce lì, Dio fa rosolare le anime dei dannati per l'eternità.
Et dixe sancto Francesco: Odite, fratelli miei: frate lupo, il quale è qui denanti ad voi, ha promesso, et factome fede, de far pace con voi et de non offenderve mai più in cosa veruna, si che voi gli promectete darli omni dì le spese necessarie; et io intrarò ricolta per lui ch’el patto de la pace lui observirà fermamente”. Alhora tucto el popolo ad una voce promise de nutricarlo continuamente. Et sancto Francesco denanti ad tucto el popolo dixe al lupo: “Et tu, frate lupo, prometti de observare li pacti de la pace ad costoro, et che tu non offenderai né animali, ne niuna creatura?”.
El lupo si inginocchiò et chinò el capo et con acti mansueti de corpo, de coda et de orecchie dimostra, quanto è possibile, de volere observare omni pacto. Et poi, el decto lupo vixe due anni in Eugubio et intravase domesticamente per le case ad uscio ad uscio, senza far male ad persona et senza esserne facto ad lui, et fo nutricato cortesemente da le genti, et andandosene così per la terra iàmmai niuno cane gli abbaiava. Finalmente, dopo due anni, frate lupo morì di vecchiezza, onde li cittadini molto se dolsero, però che vedendolo andare così mansueto per la città se recordavano della virtù e sanctità de sancto Francesco.”
La favola raccontata in questo fioretto è considerata una delle più poetiche della sventurata vita di Francesco da Assisi ed è anche una delle più improbabili. È vero che ci sono tanti umani che riescono a stabilire dei rapporti particolari con gli animali, soprattutto quegli umani che avendo problemi relazionali con i loro simili entrano più agevolmente in rapporti simbiotici con gli appartenenti ad altre specie. È vero che i cani riescono a comprendere anche duecento parole della lingua degli uomini, ma è pur vero che il lupo -a differenza di suo cugino il cane- è animale poco adattabile alla vita delle comunità umane. Non è impossibile che Francesco, per i suoi particolari, intensi miasmi, aiutati dall’elargizione di qualche pezzo di carne d’agnello, riuscisse ad avvicinare i cani selvatici e qualche vecchio lupo solitario. È possibile anche che un vecchio lupo sdentato e asmatico abbia preso per fame dalle mani di Francesco del cibo. E qui si potrebbe anche chiudere l’episodio, se la spiegazione del fioretto non fosse un’altra.
Prima però rileggiamo l’accaduto così come lo racconta una agiografa assai infervorata:
Un lupo grandissimo, terribile e feroce divorava non solo gli animali, ma anche gli uomini. La belva affamata sbucava verso sera dalle selve sopra il paese, e si avventava sui viandanti sbranandoli e spesso minacciando di entrare in città. Gli uomini uscivano armati come se andassero a combattere, e, quantunque armati, non sapevano difendersi se scontravano il lupo da solo a solo.” (3)
Per andare fuori porta, magari per un incontro romantico, bisognava essere almeno in tre e armati, perché il lupo era peggio di un terminator.
Facendosi il segno della santissima croce, Francesco uscì disarmato incontro al lupo.”
Avendo già mostrato in non lontane circostanze della sua vita poca attitudine all’uso delle armi, quella volta il Cavaliere di Cristo preferì rinunciarvi del tutto.
E il popolo dietro, perché il coraggio di uno ne infiamma mille...”
Corse la gente malignamente appresso al duce dal saio marrone con la stessa truculenta attesa con la quale i romani correvano al Colosseo quando sapevano che nel menù del giorno c’erano quei rarissimi cristiani.
Ma come vedono il lupo scendere giù dal monte con la gola spalancata...”
Stavolta è la gola che è spalancata, mentre la bocca è chiusa.
Via tutti a gambe...”
E anche a cosce, a malleoli e a gastrocnemi.
Il lupo, all’uomo che lo chiama fratello e lo rimprovera senza minacciarlo, risponde battendosi i fianchi con la coda.”
Purtroppo però, per difettosa strutturazione anatomica, i lupi non possono battersi i fianchi con la coda, come più soddisfacentemente fanno le tigri e i leoni.
Qualcuno dice che il lupo di Gubbio non fosse un lupo a quattro zampe, ma un malvivente che assaliva per le strade e svaligiava e uccideva i viaggiatori.”
Ecco che finalmente sta venendo fuori qualcosa di credibile.
Se la scena si è svolta in Gubbio, dove forse gli abitanti erano tormentati da uno spietato tiranno dei dintorni, oggi non è possibile appurarlo.” (4)
La storia prende così una configurazione più realistica. Francesco parlò con un vecchio brigante, con un vecchio “lupo solitario”, con un bandito che si copriva le spalle con una pelle di lupo e che terrorizzava i paesani di Eugubbio e forse lo convinse ad accettare un patto di non aggressione con gli iguvini in cambio della promessa di sostentamento a carico della comunità. Accettò opportunamente il brigante l’offerta, perché capì che gli avrebbe permesso di mangiare e di sopravvivere senza dovere più scassare i pollai o rapinare i villici.
E a questo punto si potrebbe riporre nel cassetto la leggenda di Francesco e del Lupo Feroce e consegnarla ai consumi letterari dell’infanzia, se non venissero alla mente tanti ricordi che ci dicono come la storia del lupo feroce, della bestia orribile, del mostro, del drago che assedia la città l’abbiamo già sentita altre volte. Il solo Jacopo da Varagine nella sua Legenda Aurea ci parla di ben nove santi che lottarono contro il drago: Giorgio, Margherita, Filippo, Matteo, Marta, Silvestro, Bernardo, Agostino e Michele. Il lupo e il drago sono la stessa cosa. Ma un drago, nell'alto Medioevo, era troppo anacronistico nonostante tutte le fandonie a cui credevano e credono i cristiani.
Francesco si congedò con un predicozzo:
Fate degna penitentia de li vostri peccati et Dio ve libererà del lupo in presente e nel futuro dal fuoco eternale.” (5)
Dunque, secondo la logica puerile di Francesco, Dio ha creato i lupi perché mangino gli uomini per punirli dei loro peccati, ma che peccati hanno commesso gli agnelli che sono ugualmente mangiati dai lupi e dagli uomini? E i saraghi e le orate, che cosa hanno fatto di male per essere inghiottiti dagli altri pesci più grossi e dagli umani?
Beati pauperes spiritu, quoniam ipsorum est regnum caelorum o, come diceva il canonico Caronia: “Cu’gnutti gnutti,’ca Diu ‘ni futti a tutti.

1.  Le frasi in corsivo che seguono sono tratte dal Fioretto XXI, da I Fioretti di S. Francesco, Testo volgare umbro del sec. XV. Edizioni Porziuncola. S. Maria degli Angeli. Assisi. 1955.
2.  Omer Englebert. San Francesco d'Assisi. (trad. dal francese di G. Rampini. Mursia. Milano. 1997.
3.  Le frasi in corsivo che seguono sono tratte da: Maria Sticco. San Francesco d'Assisi. Edizioni O.R. Milano. 1997.
4.  Omer Englebert. San Francesco d'Assisi. (trad. dal francese di G. Rampini). Mursia. Milano. 1997.
5.  Fioretto XXI, ibidem.

Giuseppe Merenda ha pubblicato:
  • Francino. L'altra storia di Francesco d'Assisi, Armando Editore
  • Santuzze e santuzzi. Le incredibili storie dei santi martiri siciliani, presso l'autore.
  • L'uomo che gustò la morte. L'altra storia di Gesù da Nazaret, presso l'autore.

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