venerdì 13 giugno 2014

C'È PIETRO E PIETRO

di Giuseppe Verdi

Pietro da Verona o Pietro Martire (appellativi di Pietro Rosini, 1205-1252), domenicano, fu un tenace persecutore di eresie, in particolare quella catara, che nel 1232 il papa lo incaricò di reprimere in Lombardia.
Da buon cristiano, in ossequio al suo “dio degli eserciti”, Pietro attribuì immediatamente alla propria missione una connotazione militare, tanto da fondare un’associazione detta “Società della Fede”, impegnata nella lotta contro i catari e ben appoggiata dal Comune. Nel 1244, a Firenze, fondò (sempre per combattere l’eresia) anche una “Sacra Milizia” (intitolata alla Madonna).
Il culmine della sua carriera di “amorevole boia” (1) fu raggiunto nel 1251, quando il papa lo nominò inquisitore per le città di Milano e Como. Da quelle parti, tuttavia, il nostro eroe ebbe vita breve. Fu infatti assassinato con una roncola mentre attraversava il bosco per raggiungere Milano. Da allora, l’iconografia cristiana lo ha ritratto, in maniera tanto puntuale quanto macabra, con il falcetto perennemente piantato nella calotta cranica.
Le agiografie, quanto mai tetre e lacrimevoli nel più puro stile cattolico, riferiscono che, poco prima di trapassare, il pover’uomo intinse un dito nel proprio sangue e scrisse in terra la parola “Credo”. Il tipico finale edificante non poteva non contemplare il pentimento di uno dei suoi sicari, tal Carino Pietro da Balsamo, che decise di entrare in convento, dove rimase per quarant’anni, e finì per essere nominato beato, come del resto Pietro, canonizzato dopo appena un anno da Innocenzo IV.
Nella miglior tradizione kitsch cattolica, la (presunta) arma usata per ucciderlo è conservata a Seveso, presso il santuario a lui dedicato.
Non si sa bene, invece, quali categorie beneficino della protezione di Pietro né quali malanni siano da lui debellati, anche se, a naso, tenderei a conferirgli il titolo di protettore di chi soffre di emicrania.

Come recita il sito santiebeati.it, Pietro viene raffigurato “con la tonaca domenicana, con la palma del martirio, con la ferita sanguinante dalla fronte al capo, oppure con una roncola che penetra nel cranio, con il pugnale infitto al petto o ai fianchi, secondo l’estro dell’artista”. E gli artisti che si sono cimentati in cotanto ritratto sono una miriade, tanto che Pietro è uno dei santi più raffigurati dal 1253 in poi.
Suggerisco una bella visita al museo civico di Como: anche voi, come me, potrete ammirare in tutto il suo splendore Pietro Martire e la sua immancabile roncola piantata nel cranio a mo’ di mezz’aureola, sublime esempio di cristiano invasato, intollerante e persecutore, dunque assolutamente meritevole dell’elevazione agli altari.

1. Quest'appellativo richiama il mio libro Amorevoli Boia (Tempesta Editore 2013), dedicato appunto a tutti i cristiani che, travestiti da pecorelle, si sono accaniti su pagani e non credenti.

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